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Le Impiraresse passione, tenacia, perseveranza

Le Impiraresse passione, tenacia, perseveranza

Monica Monti
Monica Monti

Grazie a un lavoro congiunto del Comitato per la Salvaguardia dell’Arte delle Perle di Vetro Venete e la Comunità francese dei Perliers d’Art de France, una professione che ha profonde radici femminili diventa parte “dell’arte delle perle di vetro” un patrimonio immateriale di UNESCO ICH.
Siamo in Veneto, soprattutto nel popolare sestiere di Castello-Venezia, e già tra Ottocento e Novecento le donne infilavano perle, in dialetto impirar, vicino alle loro case.
Le impiraresse di solito si radunavano in piccoli gruppi, durante l’estate, fuori dalla porta delle loro case con il loro cesto di perline diviso per colore in grembo e riempivano le strade veneziane con i loro sprotare (chiacchiere), filastrocche e canti.

Video Ufficiale UNESCO ICH

 

Queste donne hanno realizzato lunghe collane di perline che sono state poi spedite in tutto il mondo, così aiutando la famiglia a integrare il reddito familiare e superare la povertà. Sarà proprio a Venezia che giorno dopo giorno iniziò un processo di emancipazione delle donne e si formò la prima organizzazione delle impiraresse, arte che ancora oggi si perpetua insieme alla lavorazione delle perle a lume.

Nel territorio veneziano l’arte delle perle di vetro accompagna la vita di tutti i giorni e, in molte famiglie, c’è una perlera, una perler, un’impiraressa, un molatore o un maestro vetraio.

I loro gesti, i ricordi, il particolare linguaggio spesso legato a cucire e cucinare, i luoghi dedicati all’arte delle perle di vetro impregnano la quotidianità di tutta la società veneziana.

 

 

Cristina Bedin insieme a altre 7 donne (Eliana Argine, Claudia Cottica, Maria Teresa Sega, Luisa Conventi, Cristina Bedin, Cristina Sfriso, Muriel Balensi, Marisa Convento) con la loro passione, tenacia e perseveranza hanno redatto il dossier e possiamo ritenerle “il fuoco propulsore” di una candidatura multinazionale che ha visto come protagonisti da un lato il Comitato Veneto portavoce di tutta la comunita’ di detentori e dall’altro la Comunità francese dei Perliers d’Art de France.

 

 

Queste donne ricordano al mondo intero che abbiamo il DOVERE di tutelare il frutto dell’ingegno e della creatività dell’uomo, il patrimonio culturale diffuso di saperi e tradizioni. Solo in questo modo potremo consegnare queste nobili arti alle future generazioni. 

 

Costruire, lasciare un segno

 

Senza Perlai o Perlere non ci sarebbero perle;

senza Infilatori o Impiraresse non ci sarebbero filze di perle;

senza Molatori non avremmo perle rifinite e decorate;

e senza chi fa le perle e con le perle non ci sarebbe bisogno di tirare la canna di vetro per lavorare a lume.

Ecco perché chi esercita l’arte delle perle di vetro è il vero soggetto dell’avvenuta iscrizione alla lista rappresentativa del patrimonio immateriale dell’Umanità.

Siamo noi tutti parte di questo patrimonio vivente, non l’oggetto materiale che lavoriamo.

Un’arte è viva finché viene praticata, salvaguardata e trasmessa. Farlo è un nostro dovere e un nostro e vostro diritto.

Siamo una comunità che si identifica nei valori fondanti della sua cultura.

La vedete la bellezza e l’importanza del riconoscimento ottenuto? È per noi, ma è per tutti. Con lo sguardo al futuro. Soprattutto ora che ogni giorno sembra incerto e sospeso.

                      Noi continuiamo a lavorare. È un cammino appena iniziato.                        (Ph Jelena Vesic a #BottegaCini)

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